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Venerabile Galileo Nicolini PDF Stampa E-mail

"Un santo novizio"

 

 

Galileo Nicolini nacque a Capranica (VT) il 17 giugno 1882 da Luigi e Loreta Lucciola. Carattere vivo ed intelligente, fin dalla fanciullezza manifesta spiccate doti di intelligenza e particolari doni della grazia. Riceve la prima comunione presso la chiesa dei Passionisti a Sant’Angelo di Vetralla, poco lontano da Capranica. Era il 26 agosto 1894, il giovane vi si prepara con dieci giorni di ritiro. Da questo momento Galileo ha una visione chiara di quel che sarà il suo futuro, dirà: "Gesù nella prima comunione mi ha fatto conoscere che io debbo farmi religioso Passionista". Essere religioso e sacerdote diventa il suo anelito, la sua unica aspirazione. Ma il ragazzo doveva superare lo scoglio delle obbiezioni poste dal padre, che lo vedeva troppo giovane e fragile per affrontare l’austerità della vita passionista.

E infine il 5 marzo 1895 entra nel seminario dei Passionisti di Rocca di Papa (RM). Il suo comportamento è edificante per cui l’anno seguente può approdare alla meta che tanto desidera: il noviziato. Arriva nel convento dell’Angelo a Lucca il 25 aprile 1896. Lo scrisse ai suoi genitori: "Eccomi finalmente appagato! Da lungo tempo desideravo d’essere inviato al noviziato, e grazie a Dio vi sono accolto con grandissima mia contentezza... Sono cinque giorni che io ho la felice sorte di abitarvi; e sono oltremodo contento di aver qui trovato assai più di quello che desideravo..." La qualifica di Novizio Passionista rimarrà per sempre unita al suo nome. Anche quando sarà dichiarato santo, come si spera.

Il giorno 11 maggio dello stesso anno veste con grande gioia l’abito dei Passionisti. Il suo Maestro di noviziato P. Nazareno Santolini ne resta incantato. "Non appena lo conobbi, dirà, ravvisai in lui una perla preziosa affidatami da Dio e mi stimai fortunato di averlo tra il numero dei miei allievi".

Ma il 25 febbraio 1897 si manifesta in lui improvvisa e violenta la tisi polmonare. Il 1 maggio è trasferito nel ritiro della Presentazione sul Monte Argentario nella speranza che il cambiamento dell'aria potesse giovargli. In quelle condizioni il viaggio fu un Calvario!... Ma senza un lamento, col pensiero a Gesù Crocifisso e alla Madonna Addolorata sotto la croce, tra le sofferenze ripeteva: "Signore, accrescete i dolori, ma accrescete anche la grazia!".

Invece alcuni giorni dopo il male peggiora e gli viene amministrato il Viatico. Dopo gli si offre un conforto che rifiuta dicendo: "Gesù mi basta! È 1’ultima volta!". Quando riceve l’olio degli infermi esclama: "Padre, quanto è bello morire cosi". Fra tanti dolori una sua grande gioia: col permesso del P. Generale dei Passionisti poté anticipare privatamente quella Professione religiosa che avrebbe dovuto fare alla fine dell'anno di noviziato, ormai prossima.

Il 13 maggio 1897 verso le ore tre inclina dolcemente il capo sul lato destro e spira nel silenzio profondo della notte. Il giorno dopo viene sepolto nel cimitero di Porto S. Stefano (GR) con la commossa partecipazione di tutto il popolo che ripeteva: "È morto il novizio santo! " Il 10 febbraio 1921, per interessamento del suo venerabile Maestro P. Nazareno, i resti mortali di Galileo sono trasferiti nel cimitero dei Passionisti sul Monte Argentario e successivamente (1925) traslati nella chiesa della Presentazione, dove il 21 novembre 1989 saranno definitivamente collocati in una grande urna di bronzo.

Nell’ottobre del 1921 la curia vescovile della diocesi di Grosseto apre il processo informativo per la causa di beatificazione e nel 1924 iniziano i processi canonici presso la S. Sede, ancora vivente il suo santo Maestro. Il 27 novembre 1981 è dichiarato Venerabile dal Papa Giovanni Paolo II.

Di lui il P. Nazareno suo Maestro diceva: "Le virtù che maggiormente mi hanno colpito nel servo di Dio sono la sua umiltà, la sua carità verso gli altri, l’obbedienza e docilità verso i superiori e l’osservanza perfetta delle regole proprie dei novizi. Era un’edificazione vedere un giovanetto di 15 anni, travagliato da tanti dolori che, non solo non muoveva un lamento, ma era esempio perfetto di pazienza ai voleri di Dio".