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Il Padre
Paolo Danei fu sicuramente scelto dalla Divina Provvidenza per fondare la congregazione Passionista che tanto bene ha portato alla chiesa e al mondo.
Ma, al di là del disegno divino, chi è l’uomo S. Paolo della Croce? Innanzi tutto è un fondatore! Non è quindi uno che ha seguito una via già tracciata con una spiritualità ben definita come accade per chi voglia oggi farsi religioso passionista o di qualunque altro ordine. È un buon cristiano, onesto cittadino, lavoratore alacre nella attività del padre, commerciante di tessuti.
Era nato ad Ovada (AL), il 3 gennaio 1694 da Luca ed Annamaria Massari, secondo di 16 figli. Così ce lo descrive il suo primo biografo s. Vincenzo Maria Strambi: “Fu di presenza grave e maestosa. Amabile. Alto di statura. Di volto sereno e naturalmente modesto. Di occhio vivo e sereno. Di fronte elevata e spaziosa. Di voce chiara, sonora e penetrante. Di maniere piene di affabilità e rispetto. Il suo temperamento era sanguigno ed assai sensibile”.
Sui vent’anni avviene quella che lui chiama “conversione” e che noi chiamiamo “seconda conversione” e che è la premessa necessaria ad ogni santità, cioè la decisione di vivere la fede in modo totale, integrale, fare ciò che spesso si dice e poco si fa, fare di Gesù il Signore della nostra vita. Spesso inconsapevolmente noi invece siamo come il vino annacquato, dicendoci cristiani, ma conformandoci alla mentalità del mondo.
Così Paolo Danei è pronto, come un foglio su cui lo Spirito Santo può scrivere qualsiasi lettera, come una tavola su cui può dipingere qualsiasi quadro. Questa genuina freschezza è il pregio dei laici. L’Artefice Divino lo vuole come il Figlio suo. Come Gesù si ritira per quaranta giorni nel deserto all’inizio della sua missione, così Paolo. Nel novembre del 1720, a 26 anni vestito da monsignor Francesco Arboreo Gattinara con un abito nero da eremita si ritira in solitudine per 40 giorni in una stanzetta attigua alla chiesa di S. Carlo a Castellazzo Bormida (AL). Qui scrive per ordine del vescovo il diario spirituale e la regola del nuovo istituto.
Passano circa otto anni in cui Paolo si prepara insieme con l’inseparabile fratello Giovanni Battista alla missione di fondare la congregazione e di risvegliare nel cuore dei fedeli “la memoria della passione di Gesù”.
Con Giovanni Battista viene ordinato sacerdote in S. Pietro da papa Benedetto XIII, all’età di 33 anni. Nel 1728 i due fratelli si fermano nel romitorio di S. Antonio all’Argentario. Nasce qui il primo nucleo della congregazione. Segue poi la costruzione li vicino del ritiro della Presentazione inaugurato il 14 settembre 1737. Cambia il suo cognome in Paolo della Croce, convinto che: “la passione di Gesù è opera grande, stragrande e stupefacente dell’infinito Amore Divino. È il miracolo dei miracoli, dell’Amore di Dio; è un mare di dolori, ma altresì un mare di Amore: grande mare di pene, che scaturiscono dall’immenso mare dell’Amore di Dio”.
Scrive anche: “la passione di Gesù è il mare dove si pescano le perle di tutte le virtù”. E lui le ha pescate veramente tutte. La più grande: la carità operosa. Non ha lasciato nessun trattato pur essendo un uomo di alta dottrina e profondo conoscitore delle Scritture. Pur essendo un grande mistico, ha fatto da solo a quell’epoca quello che con i mezzi moderni non basterebbero cento.
Fondatore fruttuoso; alla fine della sua vita lasciava 12 conventi e un monastero di suore passioniste, “le Colombe del Crocifisso”. È stato direttore di molte anime e ha scritto più di 10.000 lettere di direzione spirituale a laici e a consacrati.
Ha percorso la penisola predicando centinaia di missioni ed esercizi spirituali. Ha guarito malati, difeso i deboli. Ha salvato persone condannate alla pena capitale. Ha amato tutti, specie i lontani, tanto da essere soprannominato “l’apostolo dei banditi”. Ha sofferto e pregato per i fratelli separati d’Inghilterra.
Il suo cuore era pieno d’amore ardente tanto da bruciare gli indumenti che poggiavano su di esso. Ha convertito molti e per questo conosceva la via: “la passione di Gesù è il mezzo più efficace per convertire le anime più ostinate, per sterminare i vizi, piantare la vera pietà e incamminare le anime a grande santità; è una ricchissima miniera di ogni virtù; è la via più sicura e il mezzo più efficace per farsi santi; è la via regia; è la scuola divina, ove s’impara l’altissima scienza della santità. È qui che hanno imparato i santi”.
Muore a Roma il 18 ottobre 1775; è dichiarato santo il 29 giugno 1867. |